Ecco un estratto di 10 pagine dal mio nuovo libro di 422 pagine "Guida di Roma e provincia". E' un lavoro antologico e di sintesi delle fonti fattuali e critiche più autorevoli e attendibili.
Con 1194 voci in 422 pagine formato A4 comprende 477 chiese, 271 palazzi, 143 musei nonchè 94 località della provincia di Roma e innumerevoli edifici, monumenti e siti archeologici, costituendo una delle più ricche fonti di informazione artistica su Roma e la sua provincia.
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VECCHIA BASILICA
Iniziata c. 319/322, consacrata nel 326 per Costantino (306/337) anche se fu completata intorno al 349
Vennero costruiti muri di sostruzione giganteschi (il più alto di 11,50 m - 37,8 feet) per livellare la collina sul pendio della quale era il luogo esatto della tomba di S. Pietro che doveva coincidere con l'altare della Basilica
Quest'enorme sterro della sommità della collina potrebbe essere prova sufficiente a dimostrare che la tomba di S. Pietro sia effettivamente sotto l'altare, poiché gli architetti di Costantino avrebbero potuto comodamente costruire la Basilica su terreno pianeggiante a poca distanza
Bernardo Rossellino (1409/64) nel 1452 ne iniziò la ristrutturazione per Niccolò V Parentucelli (1447/55), ma poi ne venne decisa la distruzione, visto che dopo 1000 anni i pur notevoli lavori di fondazione costantiniani cominciavano a dare segni di cedimento
NUOVA BASILICA
Iniziata il 18 aprile 1506 con la cerimonia della posa della prima pietra durante la quale vennero deposte in una scodella di terracotta dodici medaglie con da un lato l'effigie di Giulio II e dall'altro l'immagine della Basilica progettata dal Bramante
Fu consacrata il 18 novembre 1626
TREDICI architetti:
Donato Bramante (1444/1514) per Giulio II Della Rovere (1503/13) - 8 anni 1506/14
"Alla base del primo progetto del Bramante c'è soprattutto la volontà di esprimere nella maniera più piena la filosofica religiosità dell'umanesimo. Seguendo la linea ideale che conduce da Leon Battista Alberti, a Giuliano da Sangallo, a Leonardo, a lui stesso, l'urbinate mira a realizzare nella completa organicità dell'edificio la corrispondenza con l'ordine armonico dell'universo, specchio della perfezione divina. Il tema prescelto è dunque quello prediletto dalla cultura umanistica per il suo valore assoluto, la pianta centrale, a cui la suggestione dei monumenti della classicità romana offre la grandiosa e magniloquente scala monumentale" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
Raffaello Sanzio (1483/1520) con Fra' Giocondo e Giuliano Giamberti detto Giuliano da Sangallo (1445/1516) - 6 anni 1514/20
Antonio Cordini detto Antonio da Sangallo il Giovane (1483/1546) con Baldassarre Peruzzi (1481/1536) fino al 1527 - 26 anni 1520/46
"Sangallo aveva individuato una soluzione di compromesso tra la pianta centrale di Bramante e quella longitudinale di Raffaello" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
Michelangelo Buonarroti (1475/1564) - 17 anni 1547/64
"Michelangelo, ricollegandosi alla concezione bramantesca, contrasse lo spazio interno della basilica in una unità semplice e organica, che sintetizzava i due motivi geometrici generatori della pianta, la croce greca e il quadrato, centrando l'una sull'altro. Inoltre, per dare omogeneità all'esterno, egli concepì la struttura muraria a un unico ordine gigante dalle colossali paraste corinzie, sormontato da un attico che, correndo lungo tutto il perimetro dell'edificio, lo configurò come una massa compatta" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
Jacopo Barozzi detto Vignola (1507/73) e Pirro Ligorio (c. 1513/83) - 9 anni 1564/73
Giacomo Della Porta (1533/1602) con Domenico Fontana (1543/1607) - 33 anni 1573/1607 - Della Porta fino al 1602
Carlo Maderno (1556/1629) - 22 anni 1607/29
Gian Lorenzo Bernini (1598/1680) - c. 50 anni 1629/80
Carlo Maderno commise un clamoroso errore di progettazione: il prolungamento della Basilica è storto e tende verso sud. Il maestro se ne accorse in corso d'opera e cercò di correggere l'errore ma non ci riuscì completamente. Se si guarda la facciata si nota che obelisco, balcone centrale e costolone centrale della cupola non sono in asse. All'interno della Basilica si può vedere che le lastra marmoree del pavimento non sono sempre perfettamente allineate
1657/67 Gian Lorenzo Bernini per Alessandro VII Chigi (1655/67)
Elissi larga 240 m (790 feet), 52 m (170 feet) in più del Colosseo
Capienza di circa 200.000 persone
"Le colonne isolate del Bernini, con trabeazione diritta sono elementi immensamente scultorei. Quando si attraversa la piazza la prospettiva sempre mutevole delle colonne visibili a quattro a quattro sembra rivelare una foresta di unità individuali: e l'accordo di tutte queste forme statuarie chiaramente definite, produce la sensazione di una massa e potenza irresistibili. Si esperimenta quasi fisicamente che ogni colonna sposta e assorbe un po' dell'infinità dello spazio, e quest'impressione è rafforzata dagli sprazzi di cielo fra le colonne. Nessun'altra struttura italiana del periodo postrinascimentale mostra una altrettanto profonda affinità con la Grecia. Come succede con la maggior parte delle idee nuove e vitali, dopo aspri attacchi iniziali, i colonnati divennero della massima importanza per la storia dell'architettura posteriore nel corso di più di 250 anni" (Rudolf Wittkower)
Alte 3,10 m (10,1 feet)
Sul colonnato:
1667/73 eseguite da molti scultori sotto la direzione di Bernini anche se poche delle statue sul colonnato sono attribuite con sicurezza:
Lazzaro Morelli (1608/90) a cui vengono attribuite la maggioranza delle statue tra cui S. Maria Egiziaca (24° da d., la prima dopo lo stemma papale, protettrice delle prostitute pentite) e S. Caterina da Siena (24° da s., la prima dopo lo stemma papale, santa patrona dell'Italia e dell'Europa)
Giovanni Maria De Rossi (c. 1636/m. dopo il 1670) a cui vengono attribuite tredici statue
Agostino Cornacchini (1683/1740) che fece S. Orsola 9° da d., Filippo Carcani (attivo 1670/91), Andrea Baratta, Francesco Mari e altri, molti dei quali ignoti
Sui bracci dritti verso la chiesa:
1702/03 a differenza di quelle sul colonnato, le statue sui bracci dritti sono attribuibili tutte con sicurezza a scultori epigoni del Bernini già inseriti nel periodo tardo barocco:
Jean-Baptiste Théodon (1646/1713) che fece S. Cecilia e S. Francesca Romana, 1° e 2° nel braccio di d., Francesco Pincellotti (c. 1672/1749), Simone Giorgini (attivo a Roma 1677/1712), Giovanni Maria Baratta, Lorenzo Ottoni (1648/1736), Pietro Paolo Campi (noto 1702/40), Francesco Marchionni, Michel Maille detto Michele Maglia (attivo a Roma seconda metà del XVII sec.), Pierre-Étienne Monnot (1657/1733), Bernardino Cametti (1669/1736) e altri
"Sei enormi simboli araldici" di Alessandro VII
Il colonnato era quasi completato alla morte di Alessandro VII nel 1667, mancando solo una parte della sezione s. Il successore Clemente IX lo fece finire sbrigativamente e non volle far applicare il simbolo Chigi sul soffitto interno, la mancanza del quale indica esattamente tuttora la sezione completata dopo la morte di Alessando VII
"Una raffinata sensibilità spaziale e una esperienza decennale riguardo ai problemi ottici e dimensionali guidò la realizzazione della piazza. La scelta simbolica delle maestose braccia del colonnato che Bernini stesso paragonò alle materne braccia della Chiesa crea una spettacolare situazione urbanistica: l'ambiente aperto e percorribile funge da elemento di raccordo tra chiesa e città" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
A d. "Statua di S. Paolo" 1838 dell'allievo di Canova Adamo Tadolini (1788/1868)
A s. "Statua di S. Pietro" 1838 di Giuseppe De Fabris (1790/1860)
Furono eseguite per la Basilica di S. Paolo e qui collocate nel 1847 al posto di due statue di uguale soggetto del 1462 di Paolo Taccone detto Paolo Romano (c. 1415/77) ora nella Biblioteca di Sisto IV
Nel pavimento meridiana con rosa dei venti 1817 dell'astronomo L. G. Gilij
I "Dischi con simboli" vennero sostituiti negli anni 1852, c. 1878 e 1924
Non sono quindi opera di Bernini come fa credere Dan Brown in Angels and Demons: un libro splendido, molto ben scritto e a cui i romani dovrebbero essere grati per aver promosso in maniera sostanziale il turismo a Roma, ma che è molto impreciso dal punto di vista fattuale, nonostante ciò che Dan Brown affermi nella nota iniziale
Costruita originariamente 1490 e rinnovata 1614 Carlo Maderno (1556/1629)
1675 (61 anni dopo) di Carlo Fontana (1634/1714) sotto la direzione di Bernini. L'impianto idrico fu collegato solo nel 1677
1852 Antonio Sarti (1797/1880) per Pio IX Mastai-Ferretti (1846/78) accesi il 12 ottobre 1854, i primi con il nuovo sistema d'illuminazione a gas
Inizio 1500 Antonio da Sangallo il Giovane. Modificata da Bernini negli anni 1663/66
"In aggiunta al suo uso della conoscenza prospettica, Bernini impiega di nuovo la luce naturale al servizio di scopi estetici. In questo caso per irrompere nella lunghezza simile a un tunnel delle scale, e alleviare la tendenza dell'architettura a creare un effetto telescopio" (Howard Hibbard)
25,36 m (83 feet), 41 m (134 feet) incluso il basamento e fino alla croce
Pesa c. 290 tonnellate (320 tons)
È il secondo più alto tra gli otto originali egizi presenti a Roma, e l'unico sempre rimasto eretto
Secondo Plinio il Vecchio, originariamente eretto dal faraone Nencoreo (Nebkaure Amenemhet II) figlio di Sesotide (1992/1985 a.C.) a Heliopolis e rotto durante i lavori di allestimento romani del Forum Iulium ad Alessandria, compiuti da Cornelio Gallo prefetto d'Egitto sotto Augusto
L'obelisco Vaticano risalirebbe dunque a c. 4.000 anni fa, anche se il fatto che sia anepigrafo fa pensare che sia stato fatto dai romani in Egitto
Era alto in origine 52,50 m (172 feet)
Il fusto superiore, l'attuale obelisco, fu trasportato a Roma da Caligola (37/41) nel 37 con una nave enorme, usando lenticchia egiziana come zavorra. La nave fu poi affondata da Claudio (41/54) per fondarvi un molo del porto artificiale vicino Ostia
Ornava il circo privato di Caligola sul Colle Vaticano con iscrizione dedicatoria, ancora visibile, a Cesare, Augusto e Tiberio
I "Quattro leoni bronzei" alla base sono di Prospero Antichi detto Prospero Bresciano (attivo dal 1580/m. dopo 1592) e aiuti
"Aquile bronzee" 1713 di Lorenzo Ottoni (1648/1736) per Innocenzo XIII Conti (1721/24)
é sempre stato eretto sul lato s. della Basilica a fianco dell'attuale Sagrestia dove una lapide sul pavimento ricorda il luogo esatto
Fu spostato al centro della piazza per Sisto V Peretti (1585/90) da Domenico Fontana (1543/1607) in 13 mesi dal settembre 1585 al settembre 1586, operazione che gli valse il titolo di Cavaliere della Guglia. Nel colossale lavoro vennero impiegati 40 giganteschi argani, 907 uomini e 75 cavalli
Le quattro epigrafi così recitano:
NorD - Sixtus V Pont(ifex) Max(imus) Cruci Invictae Obeliscum Vaticanum Ab Impura Superstitione Expiatum Iustius Et Felicius Consecravit Anno MDLXXXVI Pont(ificatus) II = Sisto V Pontefice Massimo l’obelisco Vaticano, purificato dall’impura superstizione, consacrò in modo più giusto e felice alla Croce invitta, nell’anno 1586, II del (suo) pontificato
OVEST - Christus Vincit Christus Regnat Christus Imperat Christus Ab Omni Malo Plebem Suam Defendat = Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera. Cristo difenda il suo popolo da ogni male
Est - Ecce Crux Domini Fugite Partes Adversae Vicit Leo De Tribu Iuda = Ecco la Croce del Signore. Fuggite, parti nemiche. Vince il leone della tribù di Giuda
SUD - Sixtus V Pont Max Obeliscum Vaticanum Di(i)s Gentium Impio Culto Dicatum Ad Apostolorum Limina Operoso Labore Transtulit Anno MDLXXXVI Pont II = Sisto V Pontefice Massimo, l’obelisco Vaticano, (già) dedicato con empio culto agli Dei dei popoli (pagani), trasferì con faticosa opera nella sede degli Apostoli l’anno 1586, II del (suo) pontificato
Nel medioevo si credeva che nella sfera sulla cima ci fossero le ceneri di Giulio Cesare
Sisto V nel 1586 sostituì la sfera con una nuova (la vecchia è ora nei Musei Capitolini con ancora i buchi causati dalle pallottole dei lanzichenecchi durante il Sacco di Roma del 1527), e aggiunse la croce e i tre monti del suo stemma, oltre ai leoni
Ora nella sfera ci sono reliquie credute parte della croce di Gesù
DIMENSIONI DELLA BASILICA
Lunga 186,30 m (610 feet); compresi muri e portico è lunga 218,7 m (718 feet)
Facciata larga 114,69 m (376 feet) alta 47,3 m (155 feet) un metro più alta della Statua della Libertà a New York senza piedistallo. Più o meno simili a quelle di un campo di football americano (360 x 160 feet)
Cupola diametro interno 42,56 m (139 feet); esterno 58,90 m (193 feet). Incredibilmente non è la cupola più grande di Roma: la cupola del Pantheon ha infatti un diametro interno di 43,30 m (142 feet)
Lunghezza transetto 137,85 m (452 feet)
Altezza interna da pavimento a lanterna 117,57 m (386 feet) sufficiente a farci entrare il Colosseo due volte con una ventina di metri di avanzo
Altezza esterna fino alla croce 136,57 m (448 feet)
L'area totale è di 22.067 m² (5,5 acri!)
Dal 1989 è diventata la seconda chiesa più grande del mondo, superata nel Guinness dei primati dalla Basilique de Notre Dame de la Paix a Yamoussoukro, in Costa d'Avorio che ha un'altezza di 158 m (518 feet) e una superficie di 30.000 m² non però tutta coperta, determinando una capienza interna notevolmente inferiore di 7.000 persone
Si è calcolato che la Basilica può contenere al massimo fino a 55.000 persone sedute e fino a 95.000 in piedi
Il fregio con le scritte è largo 3 m (10 feet) come una strada a senso unico e lungo 593 m (1.950 feet)
La penna di S. Marco sul pilastro della cupola è di 1,50 m (5 feet
L'apertura alare della colomba è 1,75 m (5,75 feet)
Le colonne sono c. 500, gli altari 46 e le finestre 233
Michelangelo Buonarroti la progettò e vi lavorò fino alla morte nel 1564 quando era arrivata solo al piano del tamburo
Fu poi completata 24 anni dopo da Giacomo Della Porta (1533/1602) assistito da Domenico Fontana (1543/1607) in soli 22 mesi 1588/90 e fu finita il 14 maggio 1590
Il peso stimato è di 14.000 tonnellate (15.400 tons)
"Nell'idearla, Michelangelo ha certamente pensato alla cupola del Brunelleschi per S. Maria del Fiore che, come diceva l'Alberti, era ampia da coprire con la sua ombra tutti i popoli toscani; la sua sarà ampia da coprire tutti i popoli cristiani. È come una ruota dentata che morda nello spazio libero del cielo. Al di sopra, la curva della calotta esprime a un tempo il peso della massa e il suo rianimarsi e tradursi in spinta verso l'alto con la tensione dei costoloni" (Giulio Carlo Argan)
Lavoro per palla e croce di Sebastiano Torrigiani (noto da c. 1573/m. 1596) finito il 18 novembre 1593
La palla ha un diametro di 2,47 m (8,10 feet), è vuota all'interno e può contenere fino a 16 persone
Per arrivare in cima ci sono 537 scalini ma se si usa l'ascensore fino alla base della cupola gli scalini sono 323
Le due Cupole minori sono di Jacopo Barozzi detto Vignola, finite da Giacomo Della Porta
1607/14 Carlo Maderno (1556/1629) per Paolo V Borghese (1605/21) anche se nel fregio c'è la data 1612
L'iscrizione sulla facciata tradotta dal latino dice: Paolo V Pontefice Massimo romano della famiglia Borghese fece costruire (questa facciata) in onore del Principe degli Apostoli nel 1612, settimo anno del suo pontificato
é sicuramente interessante e non casuale il fatto che tra tutte le parole dell'iscrizione quella che prende il posto d'onore al centro, proprio sopra al balcone dal quale ogni nuovo papa eletto appare, sia "Borghese", il nome della famiglia
A tre ripiani del tempo di Sisto V Peretti (1585/90) che fece utilizzare marmo preso dal Colosseo. Fu ristrutturata nel 1667 da Bernini
"Gesù, Battista e apostoli tranne S. Pietro e S. Paolo" (hanno le statue in piazza) 1612/14 vari artisti sotto la direzione di Ambrogio Buonvicino (c. 1552/1622)
Alte da 5,50 m (18 feet) (S. Giacomo Maggiore 5° da d.) a 7,50 m (24,6 feet) (Cristo al centro)
Da s. "S. Taddeo" Carlo Fancelli, "S. Matteo" Bernardo Cennini, "S. Filippo" e "S. Tommaso" Siméon Drouin, "S. Giacomo Maggiore" Egidio Moretti, "S. Giovanni Battista" Siméon Drouin
"Cristo Redentore" di Cristoforo Stati (1556/1619) completata da Siméon Drouin
"S. Andrea" Carlo Fancelli, "S. Giovanni Evangelista" Giovanni Antonio Paracca il Giovane detto il Valsoldino con Bernardo Cennini, "S. Giacomo Minore" Cristoforo Stati completata da Giuseppe Fontana, "S. Bartolomeo" Egidio Moretti, "S. Simone" Bernardo Cennini e "S. Mattia" Giuseppe Fontana
"Consegna delle chiavi" 1612/14 di Ambrogio Buonvicino (c. 1552/1622)
1786/90 Giuseppe Valadier (1762/1839) con quadranti in mosaico: a s. "Orologio oltremontano" con fuso orario medio europeo, a d. "Orologio italiano" con ora di Roma
La più grande, il "campanone", rifatta da Luigi Valadier (1726/85) (si suicidò gettandosi nel Tevere per le malignità e le gelosie) e completata 1786 dal figlio Giuseppe Valadier
1608/12 Carlo Maderno (1556/1629)
c. 1655/75 Bernini
STATUE EQUESTRI NEI LATI CORTI
A d. "Statua di Costantino" iniziata nel 1654 e completata nel 1670 da Bernini
Nelle nicchie "Chiesa e tre virtù teologali Fede, Speranza e Carità" 1728/38 di Giuseppe Frascari, G.B. De Rossi, Giuseppe Lironi (1689/1749) e Bernardino Ludovisi (c. 1713/49)
"L'opera venne collocata sul pianerottolo della Scala Regia, sull'asse del portico di S. Pietro. Bernini ha progettato l'alto arco contenente il monumento equestre e il monumento stesso con il suo immenso drappeggio di stucco colorato, come punto focale dell'asse del portico. Gli espedienti d'inquadratura ci collocano esattamente nel punto di vista giusto. Tali espedienti d'inquadratura sono particolarmente significativi, poiché si guarda, attraverso la delimitazione delle scure porte di bronzo, entro la zona brillantemente illuminata del pianerottolo" (Rudolf Wittkower)
A s. "Statua di Carlo Magno" 1725 di Agostino Cornacchini (1683/1740)
Nelle nicchie "Quattro virtù cardinali Fortezza, Giustizia, Speranza e Carità" 1721/31 Lorenzo Ottoni (1648/1736), G.B. De Rossi, Giuseppe Lironi (1689/1749) e Giuseppe Raffaelli
c. 3.500 m² (c. 38.000 square feet) stucchi e trentadue riquadri con "Atti degli Apostoli" e trentuno statue di "Papi martiri" 1618/19 su cartoni di G.B. Ricci (c. 1550/1624) di Novara eseguiti da una squadra di sei stuccatori ticinesi
"Poiché le eleganti e ricche decorazioni in stucco costituivano l'unico campo in cui i manieristi romani sotto Gregorio XIII Boncompagni (1572/85) e Sisto V Peretti (1585/90) avevano mostrato vera inventiva e originalità, Ricci attinse qui a una tradizione viva e vigorosa e creò un'opera la cui magnificenza è sempre stata elogiata" (Rudolf Wittkower)
1439/45 Rilievi bronzei "Cristo Pantocrator, Annunciazione, "Ss. Pietro e Paolo", "Martirio di S. Pietro" e "Martirio di S. Paolo" di Antonio Averlino detto Filarete (c. 1400/c. 1469) per Eugenio IV Coldumer (1431/47) storie del quale sono rappresentate nei quattro rilievi più piccoli collocati tra i sei pannelli
La porta era anche la porta principale della vecchia Basilica
sopra la porta MEDIANA
Rilievo marmoreo "Gesù affida a S. Pietro il gregge cristiano" 1646 Bernini e aiuti
di fronte al rilievo
"Mosaico della navicella" 1675, rifacimento maldestro di Vincenzo Manenti dall'originale di Giotto (1267/1337) per il Card. Jacopo Stefaneschi, del quale solo pochissimi particolari (bordo dorato della nave, vela e ritratto di qualche apostolo) sono originali
Era originariamente situato nella facciata interna del quadriportico davanti alla vecchia basilica
LE ALTRE PORTE
A d. della mediana "Porta dei Sacramenti" 1965 di Venanzio Crocetti (1913/2003), inaugurata da Paolo VI Montini (1963/78) in occasione della riapertura del Concilio Vaticano II
Più a d. "Porta Santa" 1949 Vico Consorti (1902/79) per il Giubileo del 1950
Donata dal vescovo svizzero Francesco Von Streng perché la Svizzera era stata risparmiata dalla II guerra mondiale. L'entrata fino al 1950 fu chiusa da un muro
Gli stipiti sono in marmo proveniente dall'isola greca di Chios. L'utilizzo di questo tipo di marmo in questo luogo così importante l'ha fatto definire come marmo di portasanta
A s. "Porta del bene e del male" 1975/77 Luciano Minguzzi (1911/2004), in occasione dell'ottantesimo compleanno di Paolo VI
Nella rappresentazione del male c'è un'immagine di martiri associata a una strage di partigiani nel 1943 a Casalecchio sul Reno durante la II guerra mondiale
Più a s. "Porta della morte" 1947/58 Giacomo Manzù (1908/91), così detta perché da qui entravano i cortei funebri con le salme dei papi
Papa Giovanni XXIII Roncalli (1958/63) bergamasco come Manzù eletto nel 1958 sbloccò subito i lavori per la porta che avevano trovato opposizioni tra i cardinali. Manzù lo rappresentò nei battenti interni mentre accoglie il vescovo Laurean Rugambwe, primo cardinale di colore in assoluto da lui creato
Nei timpani delle porte "Cherubini" alcuni dei quali eseguiti da Francesco Borromini
TRE ISCRIZIONI
Incastonate tra le porte e provenienti dalla vecchia Basilica. Da s.:
"Donazione di 56 uliveti" di Gregorio II (715/731) per l'olio delle lampade che dovevano essere sempre accese attorno al sepolcro di S. Pietro
"Epitaffio di Adriano I (772/795)" dedicato da Carlo Magno al papa per la sua morte
"Bolla Antiquorum habet fida relatio" con la quale Bonifacio VIII (1294/1303) indisse il primo Giubileo del 1300
Alta 44 m (142 feet), decorazione 1780 sotto Pio VI Braschi (1775/99) con suo stemma al centro
1649 Bernini, restaurato negli anni trenta del 1900 per Pio XI Ratti (1922/39), quando si lasciarono in bianco i bordi dell'intarsio al centro della navata per nascondere l'errore di progettazione di Carlo Maderno
Davanti alla porta centrale "Rota porfiretica" in porfido egizio, già collocata presso l'altare della vecchia Basilica, su cui venne eletto Carlo Magno nel giorno di Natale dell'anno 800. È l'unica rimasta delle sei della vecchia Basilica
Nella navata centrale marchi delle lunghezze di 28 chiese tra cui (2°) St. Paul's Cathedral Londra (28,2 m - 92,5 feet - più corta), (3°) S. Maria del Fiore Firenze, (4°) Basilica del Sacro Cuore Bruxelles, (5°) Immacolata Concezione Washington, (6°) Cattedrale Reims, (7°) Cattedrale Colonia, (8°) Duomo Milano, (9°) Cattedrale Spira, (10°) Basilica di S. Petronio Bologna, (11°) Cattedrale Siviglia, (12°) Notre Dame Parigi, (13°) S. Paolo Fuori le Mura Roma,... (25°) Westminster Abbey Londra, (26°) Santa Sofia Istambul, (27°) Cattedrale di S. Croce Boston, (28°) Basilica di S. Maria Danzica e (29°) Cattedrale di S. Patrizio New York
PILASTRI
Coperti da stucchi e marmi colorati nel 1647 da Bernini con l'aiuto di 41 artisti tra cui Andrea Bolgi (1606/56), Ercole Ferrata (1610/86), Ercole Antonio Raggi (1624/86), Orfeo Boselli (c. 1600/67) e altri
Lo sfondo in marmo rosso "cottanello" ha venature naturali che vengono assecondate e integrate dagli artisti per ottenere una superficie che, pure se tratta dalla natura, mostra connotazioni creativamente artificiali
Nei rinfianchi dei grandi archi
"Sedici Virtù" alte 6 m (20 feet) 1647/49 dodici delle quali disegnate da Bernini ed eseguite da quattordici artisti
Le quattro virtù nei prospetti delle cappelle Gregoriana e Clementina erano già state eseguite negli anni 1599/1600
Sul lato destro:
"Fortezza" 1647 di Giovanni Francesco De Rossi
"Misericordia" 1647 di Giovanni Francesco De Rossi con il padre Domenico De Rossi
"Costanza" e "Clemenza" 1647 di Giacomo Antonio Fancelli (1619/71) autore della statua del Nilo nella Fontana dei Fiumi a Piazza Navona e del fratello Cosimo Fancelli (1620/88)
"Pace" 1647 di Lazzaro Morelli (1608/90)
"Innocenza" 1647 di G.B. Morelli
"Fede" e "Carità" 1599 di Ruggero Bescapè (?/c. 1600). Aveva lavorato alle sculture del Teatro Olimpico di Vicenza
Sul lato sinistro:
"Fortezza" e "Giustizia" 1599/1600 di Ambrogio Buonvicino (c. 1552/1622)
"Pazienza" 1647 di Domenico Prestinaro
"Umiltà" 1647 di Bartolomeo Cennini
"Obbedienza" e "Verginità" 1647/49 di Niccolò Menghini (c. 1610/55)
"Giustizia divina" e "Autorità ecclesiastica" 1647/48 di Andrea Bolgi (1606/56)
Queste due virtù di Bolgi non piacquero a Innocenzo X Pamphilj (1644/55) e nel 1649 le fece modificare da Marco Antonio Inverno
ARCATE DEI TRANSETTI E DEI PASSAGGI NELLA TRIBUNA
1714/18 "Dodici figure allegoriche" di Lorenzo Ottoni (1648/1736)
decorazione a mosaico della Basilica
Iniziò nel 1578 con la Cappella Gregoriana e proseguì fino a inizio 1800 sotto le direzioni successive di Girolamo Muziano (1532/92), Paolo Rossetti (?/1621), Marcello Provenzale, G.B. Calandra, Fabio Cristofari e Pietro Paolo Cristofari (1685/1743) che nel 1727 fondò l'istituzione nota come Studio del mosaico al Vaticano ancora oggi operante
La superficie totale dei mosaici nella Basilica è di c. 10.000 m² (2,5 acres)
Completata al tempo di Pio IX Mastai-Ferretti (1846/78) con brani estratti dal Vangelo
è largo 3 m (10 feet) come una strada a senso unico e lungo 593 m (1.950 feet)
Nella tribuna la scritta è ripetuta anche in greco a simboleggiare la continuità con il passato, essendo il greco la lingua delle prime comunità cristiane: O Pastore della Chiesa tu pasci gli agnelli, tu pascoli le pecorelle di Cristo
Nella cupola: Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa e ti darò le chiavi del regno dei cieli, Mt 16,18-19
Navata centrale lato s.: Io ho pregato per te, Pietro, affinché non venga meno la tua fede e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli, Lc 22,32
Navata centrale lato d.: Tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato anche nei cieli; e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto anche nei cieli, Mt 16,19
Transetto di d.: O Pietro, hai detto: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Gesù rispose: Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perché questo non ti è stato rivelato né dalla carne né dal sangue, Mt 16, 16-17
Transetto di s.: Gesù dice per tre volte a te, o Pietro: mi ami? A lui per tre volte, o eletto, tu rispondi: o Signore tu conosci tutto e sai che ti amo, Gv 21,17
Facce interne dei piloni: Da qui una sola fede risplende nel mondo, da qui sgorga l'unità del sacerdozio
Due orologi 1787/90 di Giuseppe Valadier (1762/1839): a s. alla francese (inizio conto ore da mezzanotte), a d. all'italiana (inizio conto ore dal tramonto con quattro giri completi della lancetta al giorno)
1722/25 disegnate da Agostino Cornacchini (1683/1740) con enormi putti scolpiti da Francesco Moderati (c. 1680/ dopo 1724) e G.B. De Rossi
statue nELLE NICCHIE DELL'ORDINE INFERIORE
Fondatori di ordini religiosi:
1°d "S. Teresa di Gesù" 1754 di Filippo Della Valle (1698/1768)
2°d "S. Vincenzo de' Paoli" 1754 di Pietro Bracci (1700/73)
3°d "S. Filippo Neri" 1737 di G.B. Maini (1690/1752)
"Statua di S. Pietro" c. 1296/98 di Arnolfo di Cambio (c. 1245/1302) o sua bottega. Due "Torciere bronzee con storie dei Ss. Pietro e Paolo" 1972 di Egidio Giaroli (1912/2000)
4°s "S. Francesco di Paola" 1732 di G.B. Maini
3°s "S. Ignazio" 1733 di Camillo Rusconi (1658/1728) finita dall'allievo Giuseppe Rusconi (1688/1758) che aveva lo stesso cognome di Camillo ma non ne era parente
2°s "S. Camillo" 1753 di Pietro Pacilli (1716/dopo 1769)
1°s "S. Pietro d'Alcantara" 1753 di Francisco Vergara y Bartual il Giovane (1681/1753)
STATUE NELLE NICCHIE DELL'ORDINE SUPERIORE
Fondatori di ordini religiosi e congregazioni:
1°d "S. Maddalena Sofia Barat" 1934 di Enrico Quattrini (1863/1950)
2°d "S. Giovanni Eudes" 1932 di Silvio Silva (1890/1955)
3°d "S. G.B. de la Salle" 1904 di Cesare Aureli (1843/1923)
4°d "S. Giovanni Bosco" 1936 di Pietro Canonica (1869/1959)
4°s "S. Pietro Fourier" 1899 dello Studio Nicoli di Carrara
3°s "S. Antonio Maria Zaccaria" 1909 di Cesare Aureli
2°s "S. Luigi Maria Grignion de Montort" 1948 di Giacomo Parisini
1°s "S. Lucia Filippini" 1949 di Silvio Silva
"All'interno il ripetersi delle coppie di pilastri piatti del tamburo suggerisce un movimento rotatorio, centrifugo che dà alla cavità della calotta la continuità di un perenne girare intorno al centro prospettico-luminoso della lanterna. È precisamente, ma proiettata in altezza, la stessa idea spaziale che si esprimeva, più drammaticamente nel Giudizio; ma, appunto il dramma è più vicino alla conclusione, alla catarsi finale. La cupola è la catarsi del dramma dell'opera mai finita, la tomba di Giulio II. Sorge nello stesso sito, il monumento simbolico dell'ecumene cristiano" (Giulio Carlo Argan)
pennacchi
Mosaici con Evangelisti "S. Marco" e "S. Matteo" 1599 di Cesare Nebbia (1536/1614) e "S. Giovanni" e "S. Luca" 1599 di Giovanni De Vecchi (c. 1537/1615)
"Angeli" nei triangoli superiori 1600 di Cristoforo Roncalli detto Pomarancio (1552/1626)
Sia gli Evangelisti che gli angeli sono stati messi in opera negli anni 1599/1601 dai mosaicisti Paolo Rossetti, Lodovico Martinelli e Marcello Provenzale
Le penne degli evangelisti sono lunghe 1,50 m (5 feet)
SEDICI costoloni
Mosaici con "Angeli" 1603/13 di Giuseppe Cesari detto Cavalier d'Arpino (1568/1640) e stuolo di mosaicisti diretti da Marcello Provenzale
QUATTRO Piloni
71 m (233 feet) di perimetro
Edificati da Bramante, completati da Michelangelo e attrezzati da Bernini 1928/39 per ospitare le più importanti reliquie della cristianità
QUATTRO STATUE
Nelle nicchie alla base dei piloni alte 5 m (16,4 feet):
"S. Longino" 1635/38 di Bernini
"Dopo la S. Bibiana, il Longino è il passo decisivo seguente nella conquista del corpo mediante il drappeggio drammaticamente concepito. Tre giri di pieghe si irradiano da un nodo sotto il braccio sinistro verso l'ampia cascata verticale del drappeggio guidando lo sguardo verso l'immagine marmorea della sacra lancia. Così il corpo del Longino è quasi soppresso sotto il peso del mantello che sembra seguire leggi proprie. É rappresentato nell'atto emozionante della conversione, momento culminante di drammaticità, mentre, guardando la Croce, esclama: veramente questo fu il figlio di Dio!" (Rudolf Wittkower)
"Espresse l'immediatezza prescritta da S. Ignazio nei suoi Esercizi spirituali (...) con un'empatia che per la prima volta identificava le personali aspirazioni religiose di un cattolico con un eroe spirituale della prima cristianità. Longino non è che il primo di una grande successione di peccatori la cui vita fu illuminata dalla rivelazione della divinità di Cristo" (Howard Hibbard)
"S. Elena" 1629/39 Andrea Bolgi (1606/56)
"Lo stile del Bolgi mostra notevoli affinità con l'opera del Bernini in questo periodo. La S. Elena è infatti così vicina alla Contessa Matilde del Bernini, che quest'ultima fu spesso attribuita al Bolgi. Durante gli anni trenta Bernini stesso fece delle concessioni agli ideali classici sostenuti dalla cerchia Poussin-Sacchi. È perciò comprensibile che in quel periodo egli considerasse Bolgi come uno dei suoi assistenti più fidati" (Rudolf Wittkower)
"S. Veronica" 1629/39 Francesco Mochi (1580/1654) che la eseguì lentamente per "sigillare la vecchiaia con opera memorabile", come soleva dire
"Le opere del toscano suscitarono non poca meraviglia fra i contemporanei e degna considerazione da parte del giovane Bernini. Allievo di Santi di Tito, Mochi rivelò nuove componenti stilistiche di intensa dinamicità" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
"La S. Veronica, la sua opera più spettacolare, sembra precipitare fuori della nicchia sospinta da un incontrollabile pathos rivelando una particolare veemenza e tensione nervosa. Straniero nel mutato clima di Roma, superato dal genio del Bernini e deluso, egli protestò invano contro l'ondata del gusto dominante" (Rudolf Wittkower)
Bernini aveva fatto delle modifiche ai piloni aprendo le nicchie e scavando scale interne che si diceva avessero fatto aprire delle crepe. Mochi ebbe quindi buon gioco nel rispondere alla critica del Bernini che si lamentava dello svolazzamento eccessivo del panneggio della Veronica: "Colpa degli spifferi che passano attraverso le vostre crepe, maestro!". Forse fu una coincidenza, ma Mochi venne da allora emarginato
"S. Andrea" 1629/39 François Duquesnoy (1597/1643)
"Duquesnoy, Sacchi, Poussin e Algardi difendevano non una continuazione diretta del classicismo bolognese, ma una versione riveduta, influenzata fino a un certo punto dai grandi maestri (...). Confrontato con il classicismo del primo barocco, il nuovo classicismo fu dapprima piuttosto impetuoso e pittoresco; ha una fisionomia sua propria ed è questo stile che a buon diritto può essere denominato il classicismo del barocco" (Rudolf Wittkower)
BALCONATE con reliquie
1633/41 Bernini con vari collaboratori tra cui Guidobaldo Abbatini (1600/56) che disegnò i cartoni e fece le rifiniture pittoriche, Carlo Pellegrini (1605/49), Matteo Bonarelli (marito di Costanza amante del Bernini), Stefano Speranza, Niccolò Menghini, Luigi Bernini e Domenico De Rossi
"Otto colonne tortili" in marmo pario (dall'isola greca di Paros) dalla vecchia Basilica meravigliosamente riverberate dalle simili ma gigantesche colonne nere del baldacchino berniniano
Appartenevano al gruppo di dodici colonne che sostenevano la pergula nell'area della confessione di S. Pietro: sei furono donate da Costantino e le altre sei vennero donate a Gregorio III (731/741) dall'esarca Eutìchio di Ravenna
Si credeva provenissero dal Tempio di Salomone a Gerusalemme
Ce ne sono altre due nella Cappella del Sacramento, un'altra nel Museo della Basilica mentre la dodicesima è scomparsa
La Testa di S. Andrea fu donata nel 1966 da Paolo VI Montini (1963/78) alla città di Patrasso, dove S. Andrea era morto
La Lancia fu donata a Innocenzo VIII Cybo (1484/92) da Bajazet figlio del sultano Maometto II
Il Volto Santo è la reliquia più venerata ed è considerata in tutto l'occidente la più importante immagine di Cristo; è noto anche come Vera Ikon - vera icona - da cui prese il nome S. Veronica che in realtà si chiamava Berenike, ed è testimoniato dall'VIII sec.
Il Legno della Croce e i Chiodi della Crocifissione furono portati a Roma da S. Elena. Dopo la donazione di vari frammenti a varie chiese, la reliquia fu ricostituita da Urbano VIII con altri frammenti da S. Anastasia e da S. Croce in Gerusalemme
1624/33 prima grande impresa di Bernini appena ventiseienne per Urbano VIII Barberini (1623/44)
Alto 29 m (95 feet), pesante 93 tonnellate (102 tons)
Bernini scelse l'immagine del baldacchino mobile usato nelle processioni fossilizzato come un ciborio di bronzo
Ebbe la collaborazione di: François Duquesnoy, Stefano Maderno (1560/1636), Giacomo Antonio Fancelli, Giuliano Finelli (1602/53) e Francesco Borromini (1599/1667) che forse progettò le volute a dorso di delfino
"Resto convinto che Borromini ebbe un importante ruolo creativo nella configurazione delle volute: quelle membrature a dorso di delfino di indubbia derivazione lombarda, che l'architetto ripeté poi in molte delle sue opere mentre non riappaiono mai nel repertorio berniniano. (...) Anche per quanto riguarda il coronamento quadriconcavo che sostiene la croce, prima apparizione a Roma del motivo che ritroveremo poi nelle lanterne di S. Carlino e S. Ivo" (Paolo Portoghesi)
Inoltre fu aiutato da Andrea Bolgi (1606/56) che fece quattro angeli sul tetto, Pietro Bernini (1562/1629), il padre e Luigi Bernini, il fratello
Il bronzo utilizzato fu preso dai costoloni della cupola, da Venezia e da Livorno. Quando si verificò che il bronzo non era ancora sufficiente Urbano VIII autorizzò la fusione del bronzo antico tolto dal soffitto del pronao del Pantheon
Il bronzo in eccesso venne utilizzato a quel punto per fare ottanta cannoni per Castel Sant'Angelo
Il fatto di aver utilizzato parte delle 200 tonnellate di bronzo (220 tons) del Pantheon provocò la famosa pasquinata "A Roma quello che non hanno fatto i barbari lo hanno fatto i Barberini"
Per le dorature venne usato oro zecchino battuto a martellate tra due lastre di cuoio in fogli finissimi di c. 4 millesimi di millimetro
Gli stemmi Barberini nei plinti delle quattro colonne celano la rappresentazione di un parto con il volto di una giovane donna prima rilassato, poi contratto e infine sostituito dal volto di un bimbo: sembra che ciò sia dovuto al voto fatto da Urbano VIII di far costruire il baldacchino se una sua cara nipote, che rischiava di morire durante il parto, avesse partorito felicemente
"Fu un'idea brillante quella di ripetere nelle colonne giganti del Baldacchino, la forma delle colonne a spirale tardo-antiche ora nelle edicole sopra le balconate dei pilastri. Così le colonne a spirale bronzee trovano una quadruplice eco e non solo danno prova della continuità della tradizione, ma con le loro dimensioni gigantesche esprimono anche simbolicamente il cambiamento dalla semplicità dei primi cristiani allo splendore della chiesa della controriforma, con la sottintesa vittoria del cristianesimo sul mondo pagano. Le loro misure sono accuratamente rapportate all'architettura della chiesa, ma invece di creare una rivalità pericolosa, stabiliscono un contrasto drammatico con i pilastri diritti scanalati degli stipiti come pure con gli altri elementi strutturali in marmo bianco della costruzione" (Rudolf Wittkower)
1594 per Clemente VIII Aldobrandini (1592/1605) con marmo preso dal Tempio di Minerva nel Foro di Nerva
Solo il papa può celebrare messa su questo altare
1615/18 Carlo Maderno (1556/1629)
89 fiammelle in cornucopie bronzee dorate di Mattia De Rossi (1637/95)
Nella Nicchia dei Pallii insegne liturgiche d'onore fatte di fasce di lana bianca larghe 4/6 cm - 1,5/2 inches - con sei croci di seta nera
Mosaico "Cristo benedicente" del tempo di Leone IV (847/855)
Nel sottarco tre affreschi con "Storie della tomba e della Basilica" 1615 G.B. Ricci (c. 1550/1624). Sono gli unici dipinti in tutta la Basilica con quelli nella Cappella del SS. Sacramento e nella Cappella della Pietà
Nel 1727 molte pale d'altare vennero sostituite con mosaici
Sopra la Porta Santa, mosaico "S. Pietro" 1675 forse di Ciro Ferri (1634/89)
PRIMA CAPPELLA (della Pietà)
Celeberrima "Pietà" agosto 1498/agosto 1499 di Michelangelo Buonarroti ventitreenne per il Card. Jean de Bilhères de Lagraulas ambasciatore di Carlo VIII re di Francia
Il piedistallo della statua è di Francesco Borromini (1599/1667)
Viene considerata universalmente come la statua più significativa e più bella al mondo
Fu oggetto di un attentato nel 1972 da parte dello squilibrato austro-ungherese Laszlo Toth: urlando "Sono Gesù Cristo rinato dai morti" diede 15 martellate alla statua prima di essere fermato. Fu ricoverato per due anni in un ospedale italiano e dopo il rilascio andò in Australia dove tuttora risiede
Durante il restauro si scoprì una M disegnata dalle linee della mano d. della Vergine
Michelangelo aveva ascoltato non riconosciuto alcuni ammiratori della Pietà dubitare che fosse di sua mano essendo troppo giovane, attribuendola più plausibilmente a qualche scultore milanese. Egli allora entrò di notte nella Basilica e incise sulla fascia del vestito della Madonna Michael Angelus Bonarotus Florent Faciebat: è l'unica opera che egli firmò in tutta la sua vita
"La Madonna tiene in grembo Cristo morto, come se fosse un bambino dormiente; ed è giovane come quando Cristo era bambino. Forse la statua vuole essere proprio questo: una visione o, piuttosto, la previsione o prefigurazione che la Vergine ha della Passione del Figlio. Alla previsione si lega subito il rimpianto: il gesto dimostrativo della mano della Madonna dice che la previsione si è purtroppo avverata. È un arco di tempo dal passato al futuro che esclude il momento del presente, della realtà del fatto. La composizione è chiusa in una piramide, quasi a indicare che tutto ciò rientra in un concetto divino, che trascende il dolore, la pietà umana" (Giulio Carlo Argan)
"Si riallaccia a una tipologia di raffigurazione derivata dalla religiosità popolare e dalla mistica tardomedievale, e diffusa fin dal XIV sec. soprattutto nell'Europa settentrionale con il nome di Vesperbild. La raffigurazione della Pietà era particolarmente idonea a richiamare visivamente il nesso tra l'incarnazione di Cristo, il suo farsi uomo, e il sacrificio eucaristico, la sua immolazione. Infatti la teologia medievale associava la Madonna sia alla nascita del Salvatore, sia all'altare sul quale veniva ripetuto il sacrificio di Cristo durante la messa. Il corpo di Cristo raffigurato disteso in grembo alla madre equivaleva dunque all'ostia che il prete sollevava durante l'eucarestia" (Frank Zöllner)
"È la sua opera più accuratamente rifinita. Deve aver speso un tempo sterminato a passarvi sopra abrasivi, finchè la figura del Cristo non assunse un aspetto di politura quasi lucente, smaltato. Non si troveranno fori di trapano, ma studiando la testa di Cristo non potrà sfuggire che i capelli sono stati lavorati ampiamente a trapano" (Rudolf Wittkower)
Nella volta al centro "Trionfo della Croce", ai lati "Episodi della Passione" Giovanni Lanfranco (1582/1647): unici dipinti in tutta la Basilica insieme con quelli nella Cappella del SS. Sacramento e nella Confessione
La cupola di questa e delle altre due cappelle di questa navata hanno mosaici disegnati da Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona (1597/1669) e dal suo allievo Ciro Ferri
PRIMO PASSAGGIO
A d. "Statua di Leone XII Sermattei (1823/29)" 1836 di Giuseppe De Fabris (1790/1860)
Leone XII è in realtà sepolto nella Cappella della Madonna della Colonna
Sotto la statua di Leone XII c'è l'entrata per la Cappella delle reliquie di Bernini con "Crocifisso ligneo" forse Pietro de' Cerroni detto Pietro Cavallini (c. 1240/1325)
A s. "Monumento alla Regina Cristina di Svezia" 1691/1702 Carlo Fontana (1634/1714) eseguito da Jean-Baptiste Théodon (1646/1713)
Divenuta regina di Svezia a 6 anni nel 1632, visse in maniera anticonformista, rifiutò di sposarsi e si convertì segretamente al cattolicesimo. Nel 1654 abdicò a favore del cugino e si recò a Roma dove visse fino alla sua morte nel 1689. è diventata una delle più celebri icone gay
SECONDA CAPPELLA (di S. Sebastiano)
Mosaico "Morte di S. Sebastiano" dall'originale del 1614 di Domenico Zampieri detto Domenichino (1581/1641) nella Pinacoteca Vaticana
"Il contrasto tra Vita e Morte gioca un ruolo formidabile nell'iconografia barocca, e una delle più caratteristiche innovazioni del periodo è quella che possiamo definire la "morte felicissima" - vale a dire, una scena nella quale l'agonia dell'essere umano morente e il lutto dei sopravvissuti si mescolano con un sentimento di suprema liberazione" (Erwin Panofsky)
Sotto l'altare fino a maggio 2011 c'era corpo di Innocenzo XI Odescalchi (1676/89) che però ha il monumento nella navata s.
Nel maggio 2011 il corpo di Innocenzo XI fu spostato nella Cappella Clementina e vi si pose la "Tomba di Giovanni Paolo II" Wojtyla (1978/2005)
A d. "Monumento di Pio XI Ratti (1922/39)" di Francesco Nagni (1897/1977)
Pio XI firmò il Concordato tra Stato Italiano e Chiesa del 1929 pur avversando molti aspetti del fascismo. Si batté contro il nazismo scrivendo anche un'enciclica in tedesco "Con viva preoccupazione" condannando l'ideologia nazista. Quando Hitler visitò Roma, si recò a Castelgandolfo e fece chiudere i Musei Vaticani e fece spegnere tutte le luci del Vaticano
A s. "Monumento di Pio XII Pacelli (1939/58)" di Francesco Messina (1900/95)
Pio XII era un figura controversa e criticata per la sua reazione più moderata al nazismo rispetto a quella del predecessore Pio XI
SECONDO PASSAGGIO
A d. "Sepolcro di Innocenzo XII" Pignatelli (1691/1700) Ferdinando Fuga (1699/1782), sculture "Papa" tra "Carità" e "Giustizia" 1746 di Filippo Della Valle (1698/1768)
"Nel corso del 1600 l'influenza politica del pontefice era andata gradualmente sfumando e ciò si riflette nei monumenti papali del periodo. Già il Clemente IX del Guidi in S. Maria Maggiore - 1675 - e il Clemente X del Ferrata in S. Pietro - c. 1685 - avevano dimostrato un notevolmente indebolito gesto benedicente e una diminuzione di volume; questo processo proseguì finché Filippo Della Valle fece del suo Innocenzo XII un fragile vecchio piuttosto che il capo simbolico della cristianità" (Rudolf Wittkower)
A s. "Monumento della Contessa Matilde di Canossa" 1634/37 di Bernini
Putti reggicartiglio sul sarcofago: a d. Luigi Bernini, a s. Andrea Bolgi (1606/56) autore anche del cartiglio
Matilde nacque nel 1046 e si trovò a possedere a 30 anni un territorio che andava dal Lazio al Lago di Garda. Sostenne Gregorio VII nella lotta per le investiture contro l'imperatore tedesco Enrico IV
CAPPELLA DEL SS. SACRAMENTO
Cancello di bronzo 1629/30 di Francesco Borromini
Quattordici bassorilievi in stucco sulla volta e sette sulle pareti con "Storie del Vecchio e Nuovo Testamento" 1623/27 di G.B. Ricci (c. 1550/1624)
Altare e "Ciborio" di bronzo dorato e lapislazzuli 1674 di Bernini commissionato 50 anni prima da Urbano VIII
"Marmi colorati, bronzo dorato e lapislazzuli si combinano in un quadro di sublime bellezza che esprime simbolicamente la perfezione immateriale del mondo angelico e lo splendore di Dio. Con il suo modo rivoluzionario di trattare colore e luce, il Bernini diede l'avvio a uno sviluppo di immense conseguenze" (Rudolf Wittkower)
"Versione barocca di un tema familiare; sembra probabile che la sua fonte di ispirazione sia stato un rilievo forse di Andrea Sansovino in S. Croce in Gerusalemme, che lui sicuramente conosceva (...). La piangente e umana adorazione degli angeli in contrasto con l'architettura senza tempo dell'edificio è tipica del tardo stile di Bernini. Nei suoi ultimi anni sembra che abbia trovato nelle inesorabili leggi dell'architettura una commovente antitesi al nostro transitorio stato umano" (Howard Hibbard)
Sull'altare olio su lavagna "Trinità" 1632 di Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona unica pala d'altare non in mosaico in tutta la Basilica
Ai muri tele "Angeli" 1742 di Giacomo Zoboli (1681/1767)
A d. "Due colonne tortili" dalla vecchia Basilica con al centro copia in mosaico di "S. Francesco stigmatizzato" di Domenichino in S. Maria della Concezione
A s. organo del 1582
Nella cupola del vestibolo della cappella mosaici disegnati da Pietro da Cortona
TERZO PASSAGGIO
A d. "Monumento di Gregorio XIII" Boncompagni (1572/85) 1720/23 di Camillo Rusconi (1658/1728) per Giacomo Boncompagni
Nel rilievo sul sarcofago scena con la "Proclamazione della riforma Gregoriana del calendario del 1582"
Dal 4 ottobre 1582 si passò direttamente al 15 ottobre, cancellando 10 giorni, per ovviare allo sfasamento di 11 minuti e 14 secondi l'anno accumulatisi di tempi della riforma del calendario voluta da Giulio Cesare. I popoli cattolici lo adottarono immediatamente, i protestanti nel XVIII sec. e gli ortodossi più tardi
"Pur essendo profondamente legato alla concezione scultorea del Bernini, il Rusconi mescolò elementi dal Leone XI dell'Algardi (allegorie) e dall'Innocenzo XI del Monnot (bianchezza del monumento, sarcofago trapezoidale con rilievo e idea di collocare il papa seduto sul sarcofago) ma non fu una semplice ripetizione. Il suo monumento è sistemato asimmetricamente: il papa non è seduto sull'asse centrale, né le allegorie seguono la consueta disposizione araldica. La tomba fu composta per essere vista da una sola parte e anche il drappeggio del Coraggio, visto da sinistra, crea una diagonale predominante che lega l'allegoria alla figura del papa. La tomba è una rara sintesi delle tendenze classicheggianti e barocche dell'Algardi e del Bernini, compiuta con successo nell'eroico tardo barocco di Rusconi" (Rudolf Wittkower)
A s. "Tomba di Gregorio XIV" Sfondrati (1590/91) con statue in stucco a s. "Religione" e a d. "Giustizia" di Prospero Antichi detto Prospero Bresciano (attivo dal 1580/m. dopo 1592)
Le due statue sono modelli in stucco, appartenevano alla tomba provvisoria di Gregorio XIII e avrebbero dovuto essere realizzati in marmo o bronzo, ma il monumento non fu mai completato ed è l'unico nella Basilica senza la statua del papa
Anche l'urna era in stucco e quella attuale in marmo fu fatta solo nel 1842
1583 Giacomo Della Porta (1533/1602) per Gregorio XIII Boncompagni (1572/85)
Sull'altare "Madonna del Soccorso" XI sec. già nella vecchia Basilica
Sotto l'altare sepolcro di S. Gregorio Nazianzeno che dà il nome alla cappella
A d. "Tomba di Gregorio XVI" Cappellari (1831/46) 1854 di Luigi Amici (1817/97) in un piuttosto freddo stile purista
A s. mosaico "Comunione di S. Girolamo" da originale di Domenico Zampieri detto Domenichino (1581/1641) ora nella Pinacoteca Vaticana
Sotto il mosaico corpo di Giovanni XXIII Roncalli (1958/63)
Giovanni XXIII volle il Concilio Vaticano II che cambiò l'approccio cattolico al mondo così come la liturgia della chiesa. Conosciuto affettuosamente come "Il Papa buono" e "Il più amato papa nella storia" è stato dichiarato Beato da Papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000, penultimo passo sulla strada della santità
Nella cupola della cappella mosaici disegnati 1772/75 dal siciliano Salvatore Monosilio (noto dal 1744/m. 1776)
PASSAGGIO AL TRANSETTO DESTRO
A d. "Tomba di Benedetto XIV" Lambertini (1740/58) 1769 di Pietro Bracci (1700/73) con a s. "Sapienza sacra" e a d. "Disinteresse"
"Il Bracci fece un gran numero di tombe fra le quali quelle di Benedetto XIII in S. Maria sopra Minerva e questa di Benedetto XIV, oltre a molti ritratti a mezzo busto con fine penetrazione psicologica e un vibrante e magistrale modo di trattare la superficie. Ancora dipendente dall'idioma del Bernini, egli lo trasformò in uno stile settecentesco tenero e lirico, perfino qualche volta sentimentaleggiante" (Rudolf Wittkower)
"L'idea di rappresentare il papa in piedi, rompendo con la tradizione precedente, compare in un disegno di Paolo Posi al quale Bracci potrebbe aver collaborato e che risale probabilmente al 1760" (Jennifer Montagu)
A s. mosaico "L'ultima messa di S. Basilio" 1748/51 di quattro mosaicisti diretti da Luigi Vanvitelli da originale 1743/47 di Pierre Subleyras (1699/1749) ora nella Basilica S. Maria degli Angeli e dei Martiri
Sotto corpo di S. Giosafat qui traslato nel 1963, fondatore nel 1617 dell'Ordine Basiliano
ALTARE CENTRALE
Mosaico "Martirio dei Ss. Processo e Martiniano" 1737 da originale di Jean Valentin detto anche Valentin de Boulogne (c. 1591/1632) nella Pinacoteca Vaticana
Reliquie dei Ss. Processo e Martiniano dalla vecchia Basilica nella quale erano state portate da Pasquale I (817/824): secondo la tradizione erano i carcerieri di S. Pietro nel carcere mamertino
Ai lati dell'altare centrale "Due colonne monolitiche" di giallo antico da Chemtou in Tunisia, che con le altre due nel transetto opposto sono considerate uniche al mondo per grandezza e lavorazione
A d. ALTARE DI S. VENCESLAO DI BOEMIA
Mosaico "S. Venceslao di Boemia" 1740 da originale del 1632 di Angelo Caroselli (1585/1652) al Kunsthistorisches Museum di Vienna
A s. ALTARE DI S. ERASMO
Mosaico 1739 "Martirio di S. Erasmo" da originale 1628/29 di Nicolas Poussin (1594/1665) nella Pinacoteca Vaticana
Stucchi 1749 di Luigi Vanvitelli (1700/73) e tre medaglioni "Storie di Ss. Pietro e Paolo" di G.B. Maini (1690/1752)
Statue nelle nicchie DELL'ORDINE INFERIORE
A DESTRA
"S. Gaetano da Thiene" 1738 di Carlo Monaldi (c. 1690/1760
"S. Girolamo Emiliani" 1757 di Pietro Bracci (1700/73)
A SINISTRA
"S. Brunone" 1744 del francese Michelangelo Slodtz (1705/64) che visse a Roma per 17 anni
"Un avvenimento drammatico sostituì, dovunque era possibile, la semplice interpretazione della devozione e della visione. Slodtz scelse di rappresentare il drammatico rifiuto del santo della mitra e del pastorale. L'interesse per l'episodio sembra indebolire il contenuto superpersonale. Una simile figura illustra estremamente bene l'elegante tendenza del rococò francese nella scultura romana verso la metà del Settecento" (Rudolf Wittkower)
"S. Giuseppe Calasanzio" 1755 di Innocenzo Spinazzi (1718/98)
"Allievo di G.B. Maini, volse la tradizione barocca verso soluzioni più asciutte, in un delicato equilibrio tra classicismo, naturalismo e grazia settecentesca, ancor più evidente nella sua successiva produzione" (Enciclopedia Treccani)
STATUE nelle nicchie DELL'ORDINE SUPERIORE
A DESTRA
"S. Francesca Saverio Cabrini" 1947 di Enrico Tadolini (1884/1967)
Nata nel 1850 andò in America a 40 anni, prese la cittadinanza americana nel 1909, fu la prima a essere canonizzata - 1946 - dei sette santi americani, la prima missionaria donna ed è la patrona degli emigranti. Morì nel 1917
"S. Giovanna Antida Thouret" 1949 di Carlo Quattrini ed Enrico Quattrini (1863/1950)
A SINISTRA
"S. Paolo della Croce" 1876 di Ignazio Jacometti (1819/83)
"S. Bonfiglio Monaldi" 1906 di Cesare Aureli (1843/1923)
PASSAGGIO ALLA CAPPELLA DEI SS. MICHELE E PETRONILLA
A d. "Monumento di Clemente XIII" Rezzonico (1758/69) 1784/92 di Antonio Canova (1757/1822) che sembra sia andato a Napoli per disegnare dal vero i leoni nel Giardino Reale
"Il solenne e impegnativo monumento è impostato su una composizione regolare ed equilibrata e il tema della morte vi è affrontato con serena meditazione. Le cupe allegorie barocche sulla morte si trasformano qui nell'immagine simbolica della religione cristiana e del genio funebre, con la fiaccola rovesciata, tenera allusione alla fugacità della vita terrena" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
A s. mosaico "Navicella degli apostoli" copia in mosaico di Pietro Paolo Cristofari (1685/1743) del 1721 da originale 1627/28 di Giovanni Lanfranco (1582/1647) ora nella loggia delle benedizioni
Il mosaico aveva a sua volta rimpiazzato un affresco del 1605 dell'egregio pittore genovese Bernardo Castello (c. 1557/1629). Per lui questo lavoro era il picco della sua carriera ma non fu ben ricevuto. Quando seppe della decisione di sostituire il dipinto nel 1626, ebbe un esaurimento nervoso che lo portò alla morte tre anni dopo
Sull'altare mosaico "S. Michele Arcangelo" da originale del 1635 di Guido Reni (1575/1642) in S. Maria della Concezione
Celeberrimo dipinto del quale ci sono centinaia di copie sparse per il mondo. Fu un omaggio di Reni al dipinto di Raffaello di uguale soggetto ora al Louvre: il volto del diavolo è quello di nientemeno che il Card. G.B. Pamphilj il quale nove anni dopo sarebbe diventato papa Innocenzo X e che aveva maltrattato lo stesso Reni e la famiglia Barberini, protettrice dell'artista
A s. mosaico "Seppellimento e gloria di S. Petronilla" da originale 1623 di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino (1591/1666)
Sotto l'altare reliquie di S. Petronilla
Sul pavimento lastra marmorea con tomba dei due papi Della Rovere: Sisto IV (1471/84) e suo nipote Giulio II (1503/13) qui traslati nel 1926 dalla Cappella del Coro assieme ai due parenti cardinali Galeotto Della Rovere e Fazio Santoro
La famosissima tomba di Giulio II progettata da Michelangelo in S. Pietro in Vincoli è quindi vuota
PASSAGGIO ALL'ABSIDE
A d. "Tomba di Clemente X" Altieri (1670/76) 1684 di Mattia De Rossi (1637/95) per il Card. Paluzzo Paluzzi degli Albertoni nipote di Clemente X, eseguito da ex collaboratori di Bernini:
"Statua del papa" di Ercole Ferrata (1610/86)
A s. "Clemenza" di Giuseppe Mazzuoli (1644/1725)
A d. "Benignità" di Lazzaro Morelli (1608/90)
Bassorilievo "Apertura della Porta santa nel 1675" di Leonardo Retti (attivo 1670/1709)
"Putti" di Filippo Carcani (attivo 1670/91)
Agli angoli del sarcofago "Teschi con parrucche" di Francesco Aprile (?/1685)
Nel 1962 fu oggetto di un attentato con una bomba a orologeria che esplose dopo la chiusura e che fortunatamente provocò pochi danni
A s. mosaico 1758/60 "S. Pietro risuscita la fanciulla Tabita" da originale 1736/40 di Placido Costanzi (1702/59) in S. Maria degli Angeli e dei Martiri
Coprì un affresco rovinato con lo stesso soggetto del 1606 di Giovanni Baglione: gli aveva valso il titolo onorifico del Cavalierato di Cristo ma era stato molto criticato da Caravaggio che l'aveva pubblicamente sbeffeggiato
Stucchi 1749 di Luigi Vanvitelli (1700/73) e tre medaglioni "Storie di Ss. Pietro e Paolo" di G.B. Maini (1690/1752)
"Cattedra di S. Pietro" 1656/65 straordinario capolavoro di Bernini per Alessandro VII Chigi (1655/67)
Ebbe 35 collaboratori tra cui Ercole Ferrata (1610/86), Ercole Antonio Raggi (1624/86) e Lazzaro Morelli (1608/90)
La sedia lignea è in realtà un trono dell'anno 875 regalata da Carlo il Calvo a Giovanni VIII (872/882) in occasione della sua incoronazione qui
Dottori della Chiesa: davanti a d. S. Agostino, a s. S. Ambrogio (chiesa latina), dietro a s. S. Atanasio, a d. S. Giovanni Crisostomo (chiesa greca)
74 tonnellate (81,5 tons) di bronzo
Finestra con vetro dipinto "Colomba dello Spirito Santo" 1911 del vetraio tedesco Hagle dal disegno originale di Giovanni Paolo Schor (1615/74)
"La Cattedra come altri suoi lavori è stata progettata per una veduta principale inquadrata; fu concepita come quadro scolpito, pieno di colore di dimensioni enormi. Il principio compositivo che si cela qui dietro l'uso del colore è ovvio: il colore illumina, e diventa tanto più visionario, quanto più i personaggi e gli oggetti sono vicini alla regione celeste. La policromia ha quindi un significato soprannaturale" (Rudolf Wittkower)
"I quattro Dottori della Chiesa in bronzo, con le espressioni cariche di pathos, con i gesti impetuosi, rivelano ancora un lontano richiamo alla grande pittura di Rubens, mentre la Gloria del Paradiso in stucco dorato, bronzo e vetro si pone a coronamento di ricerche figurative, sul tema dell'apparizione celeste e dello spazio incommensurabile, che avevano interessato, da Correggio in poi, gli artisti italiani da più di un secolo" (Alessandro Angelini)
"Il vetro dipinto, al centro della composizione, è insieme luce e immagine pittorica senza che, in virtù della perfetta regia, l'occhio dell'osservatore sia turbato dal contrasto di toni" (Paolo Portoghesi)
A d. "Monumento di Urbano VIII" Barberini (1623/44) 1627/47 di Bernini
Statua a s. "Carità" con le sembianze di Costanza Bonarelli moglie di un collaboratore di Bernini e sua amante, fatta da lui sfregiare dopo aver saputo che era stata anche l'amante di suo fratello a sua volta punito con una bastonatura
La statua aveva originariamente il seno nudo che fu coperto a fine 1800
Statua a d. "Giustizia"
Prima affermazione della tipologia di tomba barocca erede delle Tombe Medici di Michelangelo
Sopra il sarcofago raffigurazione di uno scheletro che scrive l'epitaffio come memento mori
"La morte che scrive è un modo vivo e pulsante di sostituire il banale cartiglio epigrafico" (Maurizio Fagiolo Dell'Arco)
"Il contrasto di materiali è significativo: tutto ciò che è in diretto contatto con il defunto, il sarcofago, la Morte, la statua papale stessa è realizzato in bronzo scuro, le allegorie delle Virtù invece sono in splendente marmo bianco: esse con le loro qualità umane, particolarmente la Carità, si pongono come mediatrici fra l'osservatore e il papa. Bernini, superando il compassato classicismo dei monumenti sepolcrali cinquecenteschi, infonde al tema funebre vitalità e nuova dinamicità spettacolare: crea l'archetipo della tomba barocca" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
A s. "Monumento di Paolo III" Farnese (1534/49) 1551/75 di Guglielmo Della Porta (1515/77) per il Card. Alessandro Farnese
Statua a s. "Giustizia" con le sembianze di Giulia Farnese, sorella di Paolo III, coperta nel 1595 con veste di metallo dipinta di bianco da Teodoro Della Porta (1567/1638) figlio di Guglielmo
Statua a d. "Prudenza" con le sembianze di Giovannella Caetani, madre di Paolo III
Tra le due statue preziosa "Maschera" in raro marmo nero portoro dagli Orti Farnesiani sul Palatino
Fu la prima tomba papale monumentale a essere eretta nella Basilica
Fu spostata dal pilone di S. Andrea a questa posizione nel 1628 da Bernini
Giulia Farnese era nota come Giulia Bella. Aveva occhi corvini, capelli lunghissimi tinti di biondo e la carnagione candida che sembra lei amasse far risaltare dormendo solo su lenzuola di seta nera. Dall'età di 15 anni fu per cinque anni amante dell'allora cinquantottenne Card. Rodrigo Borgia poi divenuto papa Alessandro VI (1492/1503), nonostante si fosse appena sposata con Orso Orsini che era affetto da foruncolosi e orbo a un occhio. Divenne la concubina ufficiale del papa e fece diventare cardinale il fratellino Alessandro soprannominato cardinale della gonnella. In seguito il fratellino diventerà a sua volta papa con il nome di Paolo III
Gioacchino Belli in un sonetto descrive il motivo per la censura della statua della Giustizia: un signore ingrese (o forse un seminarista spagnolo) era stato sorpreso a masturbarsi di fronte al seducente nudo
"Si vuole che Guglielmo abbia eseguito l'opera sotto la direzione di Michelangelo. Al di là della conferma storica, michelangiolesca è la concezione della statua seduta del defunto e ancor più quella delle due allegorie distese sulle volute sottostanti, nitido richiamo alle Tombe Medicee nella Sagrestia Nuova di S. Lorenzo a Firenze" (Alfredo Maria Pergolizzi)
"Era inevitabile che la Cattedra venisse posta nell'abside centrale tra le tombe dei due papi i cui pontificati incorniciano il periodo attivo della Controriforma. Niente simboleggia la nuova Ecclesia Triumphans più chiaramente di questo" (Howard Hibbard)
Statue nelle nicchie DELL'ORDINE INFERIORE
A DESTRA
"Profeta Elia" 1727 di Agostino Cornacchini (1683/1740)
"S. Domenico" 1706 di Pierre Legros (1666/1719)
A SINISTRA
"S. Benedetto" 1735 di Antonio Montauti (1685/1740)
"S. Francesco" 1727 di Carlo Monaldi (c. 1690/1760)
STATUE nelle nicchie DELL'ORDINE SUPERIORE
A DESTRA
"S. Francesco di Sales" 1845 di Adamo Tadolini (1788/1868)
"S. Francesco Caracciolo" 1834 di Francesco Massimiliano Laboureur (1767/1831) e Innocenzo Fraccaroli
A SINISTRA
"S. Francesca Romana" 1850 di Pietro Galli (1804/77) allievo di Bertel Thorvaldsen
"S. Alfonso Maria de' Liguori" 1839 di Pietro Tenerani (1789/1869)
PASSAGGIO ALL'ABSIDE
A d. "Tomba di Alessandro VIII" Ottoboni (1689/91) 1725 di Carlo Arrigo di San Martino per il pronipote del papa il Card. Pietro Ottoboni
Bassorilievo "Consegna dei doni durante la canonizzazione del 1690 di vari santi tra cui S. Giovanni da Dio, Pasquale Baylon, Giovanni da S. Facondo e Lorenzo Giustiniani" del genovese Angelo De Rossi (1671/1715) che aveva disegnato e modellato in stucco anche le statue del papa e le allegorie eseguite dopo la sua morte da Giuseppe Bertosi (papa) e Giuseppe Raffaelli (a s. "Religione" e a d. "Prudenza")
A s. mosaico "Ss. Pietro e Giovanni risanano un paralitico" da originale di Francesco Mancini (1679/1758) ora nella Sala delle Benedizioni
Iniziata da Jacopo Barozzi detto Vignola (1507/73) e completata da Giacomo Della Porta (1533/1602)
Sull'altare venerata "Madonna" del XV sec. su un tronco di colonna di marmo portasanta già nella vecchia Basilica
Sotto l'altare in un "Sarcofago cristiano" del IV sec. spoglie dei papi Leone II (682/683), Leone III (795/816) e Leone IV (847/855) raccolte da Pasquale II (1099/1118)
A d. altare con reliquie di S. Leone Magno (440/461) con decorazioni di Francesco Borromini e pala marmorea (unica nella Basilica) "Leone Magno che incontra Attila" 1646/50 capolavoro di Alessandro Algardi (1598/1654) eseguito assieme all'allievo Domenico Guidi (1625/1701)
"L'interpretazione dell'avvenimento è semplice e convincente: come nell'esempio di Raffaello, solo il papa e il re scorgono la miracolosa apparizione degli apostoli e la divisione in tre parti (s., d. e zona superiore) è mantenuta rigorosamente. Non si può non ammirare la logica compositiva e la chiarezza psicologica. La dimensione insolita (oltre 7 m di altezza) ha spesso indotto a credere erroneamente che il suo stile non abbia precedenti; ma in effetti la storia del rilievo illusionista risale ai primi giorni del rinascimento, a Donatello e a Ghiberti. In contrasto, però, con il rilievo stacciato del rinascimento Algardi rinunciò a creare un coerente spazio ottico e usò soprattutto gradazioni nella proiezione delle figure per produrre l'illusione di profondità. In modo più effettivo che la pittura illusionista il rilievo pittorico soddisfaceva il desiderio barocco di cancellare la linea di confine fra vita e arte, spettatore e figura" (Rudolf Wittkower)
Nel pavimento cerchio di marmo con tomba di Leone XII Sermattei (1823/29)
Nella cupola della cappella "Allegorie e simboli della Vergine" 1742 di Giacomo Zoboli (1681/1767)
Lunette 1643/44 del viterbese Giovanni Francesco Romanelli (1610/62) allievo di Pietro da Cortona, eseguite in mosaico 1645/47 da G.B. Calandra e Guidobaldo Abbatini (1600/56)
Pennacchi di Andrea Sacchi (1599/1661) e Giovanni Lanfranco (1582/1647) eseguiti in mosaico da G.B. Calandra
PASSAGGIO ALLA CAPPELLA DELLA COLONNA
A s. "Apparizione del Sacro Cuore di Gesù a S. Margherita Maria Alacoque" 1921/24 di Carlo Muccioli (1857/1931)
Fu l'ultima grande impresa musiva del 1900 che sostituì il dipinto su lavagna "Caduta di Simon Mago" di Francesco Vanni. Avrebbe dovuto essere sostituita da quella di uguale soggetto di Pompeo Batoni, che però non fu mai qui messa in opera e che ora è nella Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri; fu temporaneamente sostituita da una copia del dipinto del Vanni eseguita da Pierre Charles Tremollière che ora si trova pure nella Basilica degli Angeli e dei Martiri
A d. spettacolare "Tomba di Alessandro VII" Chigi (1655/67) 1672/78 Bernini con collaboratori:
A s. "Carità" 1673/75 di Giuseppe Mazzuoli (1644/1725)
Dietro la Carità "Busto della Prudenza" 1675/77 iniziato da Giuseppe Baratta e finito da Giulio Cartari (attivo 1665/78)
A d. "Verità" 1673/77 iniziata da Lazzaro Morelli (1608/90) e finita da Giulio Cartari
Sicuramente non è una coincidenza il fatto che l'allegoria della Verità calpesti con il piede sinistro l'Inghilterra protestante odiata dalla cattolica Roma
Dietro la Verità "Busto della Giustizia" 1676 di Giulio Cartari
"Alessandro VII" 1675/76 di Michel Maille detto Michele Maglia (attivo a Roma seconda metà del XVII sec.) rifinito 1677 da Giulio Cartari e Domenico Basadonna
Le parti in bronzo sono di Girolamo Lucenti (?/1698) che fece con Filippo Carcani (attivo 1670/91) anche la veste bronzea della "Verità" nel 1678 dopo che Innocenzo XI Odescalchi (1676/89) aveva protestato per la nudità
Il basamento in marmo di Portovenere ha venature naturali che vengono assecondate e integrate a mosaico dall'artista per ottenere un materiale che, pure se tratto dalla natura, mostra connotazioni creativamente artificiali
Alessandro VII teneva a tal punto presente la morte incombente da dormire con la sua futura cassa da morto di piombo sotto il letto
"Nella tarda tomba di Alessandro VII il Bernini mise in risalto il contrasto fra la precarietà della vita (Morte con clessidra) e l'imperturbabile fede del papa che prega. Ma quest'idea, che corrispondeva così bene alle convinzioni del Bernini stesso sulla soglia della morte, era troppo personale per trovare molto seguito. Quando fu ripresa durante il 1700, il concetto era cambiato: la Morte non era più controbilanciata dalla certezza di salvarsi mediante la fede e non riservava altro che terrore a coloro che minacciava di eterna distruzione" (Rudolf Wittkower)
ALTARE CENTRALE
Mosaico 1963 "S. Giuseppe con Gesù Bambino" da originale a tempera 1962 di Achille Funi (1890/1972)
Reliquie dei Ss. Simone e Giuda in un "Sarcofago" del IV sec. dal Mausoleo di S. Costanza
Ai lati dell'altare centrale "Due colonne monolitiche di giallo antico" che con le altre due nel transetto opposto sono considerate uniche al mondo per grandezza ed esecuzione
A d. ALTARE DI S. TOMMASO
Mosaico 1806/22 "Incredulità di S. Tommaso" da originale di Vincenzo Camuccini (1771/1844)
Sotto l'altare reliquie di S. Bonifacio IV (608/615), il papa che consacrò il Pantheon al culto cristiano
A s. ALTARE DI S. PIETRO
Tradizionalmente considerato il luogo della crocifissione a testa in giù di S. Pietro e della sua morte
Mosaico "Crocifissione di S. Pietro" da originale 1604/05 di Guido Reni (1575/1642) nella Pinacoteca Vaticana, originariamente dipinta per S. Paolo alle Tre Fontane
Sotto l'altare corpo di S. Leone IX (1049/54) in un sarcofago strigilato in marmo bianco
Stucchi 1749 di Luigi Vanvitelli (1700/73) e tre medaglioni "Storie di Ss. Pietro e Paolo" di G.B. Maini (1690/1752)
Statue nelle nicchie DELL'ORDINE INFERIORE
A DESTRA
"S. Giuliana Falconieri" 1740 di Pietro Paolo Campi (noto 1702/40)
"S. Norberto" 1767 di Pietro Bracci (1700/73)
A SINISTRA
"S. Giovanni di Dio" 1745 di Filippo Della Valle (1698/1768)
"S. Pietro Nolasco" 1742 di Pietro Paolo Campi
STATUE nelle nicchie DELL'ORDINE SUPERIORE
A DESTRA
"S. Angela Merici" 1866 di Pietro Galli (1804/77)
"S. Guglielmo di Vercelli" 1878 di Giuseppe Prinzi
A SINISTRA
"S. Maria di S. Eufrasia Pellettier" 1942 di Giovanni Nicolini (1872/1956)
"S. Luisa de Marillac" 1954 di Antonio Berti (1904/90)
PASSAGGIO PER LA CAPPELLA CLEMENTINA
A d. "Monumento di Pio VIII" Castiglioni (1829/30) 1853/66 di Pietro Tenerani (1789/1869) per il Card. Giuseppe Albani, con sotto entrata alla sagrestia affiancata da rilievi sempre del Tenerani: a d. "Prudenza" e a s. "Giustizia"
Pio VIII volle abolire il nepotismo dei papi, lo spionaggio del Vaticano e condannò le associazioni segrete. Regnò solo venti mesi e quando morì a 69 anni ci furono voci di un suo avvelenamento
A s. mosaico "Castigo dei coniugi Ananìa e Saffìra" da originale del 1606 di Cristoforo Roncalli detto Pomarancio (1552/1626) ora in S. Maria degli Angeli e dei Martiri
L'altare è chiamato altare della bugia per la storia di Ananìa e Saffìra che, dopo aver venduto un podere, avevano consegnato agli apostoli solo una parte del ricavato, affermando mendacemente di aver consegnato l'intera somma: per questa bugia furono uccisi da Dio
1592/1605 Giacomo Della Porta (1533/1602) per Clemente VIII Aldobrandini (1592/1605)
Sopra l'altare a d. mosaico "Miracolo di S. Gregorio Magno" da originale di Andrea Sacchi (1599/1661)
Sotto l'altare tomba di S. Gregorio Magno
Dal 1725 al 1784 nella cappella c'erano tre grandi tele di Pier Leone Ghezzi con "Storie di S. Clemente" tolte quando fu costruita la Sagrestia. Una delle tre "L'annegamento di S. Clemente" è esposta nella Pinacoteca Vaticana
Di fronte "Tomba di Pio VII" Chiaramonti (1800/23) con a d. "Sapienza Celeste" e a s. "Forza Divina" 1823/31 Bertel Thorvaldsen (1770/1844) per il Card. Ercole Consalvi
Il progetto architettonico fu di Giuseppe Valadier (1762/1839)
La scelta del danese Thorvaldsen, che era l'unico artista protestante che abbia mai lavorato in S. Pietro, provocò molte critiche anche per la controversa scelta iconografica: la Sapienza Celeste che legge la Bibbia e che con il gesto del dito sembra di star meditando è sicuramente più vicina a una visione protestante che non cattolica
"Lo spiritualismo esangue del danese, il suo sottile arcaismo, che più tardi avrà dei punti in comune con le tendenze puristiche introdotte a Roma dai Nazareni, sembravano corrispondere alle esigenze poste dai più rigorosi teorici del bello ideale, a quella aspirazione verso una bellezza della quale (come scrisse Winckelmann) si potesse dire come dell'acqua presa da una sorgente che, quanto meno è saporosa, vale a dire priva d'ogni particella straniera, tanto più si stima salubre" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
A s. mosaico "Trasfigurazione" dall'originale incompiuto degli anni 1517/20 di Raffaello Sanzio (1483/1520)
TERZO PASSAGGIO
A d. "Monumento di Leone XI" Medici (aprile 1605) 1634/52 di Alessandro Algardi (1598/1654)
Nel bassorilievo del sarcofago a d. "Re Enrico IV abbraccia la fede cattolica" e a s. "Ratifica della pace di Vervins del 1598" episodi nei quali il futuro papa, all'epoca ancora Card. Alessandro d'Ottaviano de' Medici nunzio apostolico in Francia, ebbe un ruolo rilevante
A s. del monumento statua "Magnanimità" di Ercole Ferrata (1610/86) e a d. "Liberalità" di Giuseppe Peroni per il Card. Roberto Ubaldini nipote di Leone XI
Le quattordici rose scolpite a rilievo rappresenterebbero il numero di giorni in cui fu effettivamente papa
"Di indubbia derivazione compositiva dalla tomba di Urbano VIII, concepita da Bernini sei anni prima, il monumento funebre di Algardi esprime però in modo autonomo le sue convinzioni estetico-formali. Algardi evitò l'uso di marmi policromi e adottò interamente il marmo bianco di carrara levigatissimo nelle superfici e uniforme e freddo negli incarnati; inoltre, invece di soffermarsi sul concetto della transitorietà della vita, rilevabile nella interpretazione berniniana, preferì conferire alle figure allegoriche e al papa stesso una condizione morale ideale permanente, espressa mediante la compostezza dei gesti e delle espressioni. Le dimensioni preponderanti delle figure rispetto alla struttura indicano la preferenza stilistica classica nei confronti della statuaria" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
A s. "Monumento a Innocenzo XI" Odescalchi (1676/89) 1697/1701 disegnato da Carlo Maratta (1625/1713) ed eseguito, forse reinterpretando idee del Maratta, da Pierre-Étienne Monnot (1657/1733) per il nipote del papa Livio Odescalchi
A d. "Fortezza" e a s. "Religione"
Bassorilievo "Liberazione di Vienna dai Turchi nel 1683 da parte del re polacco Giovanni Sobiesky" voluta e sostenuta da Innocenzo XI
Il corpo del papa è visibile nella Cappella Clementina sotto la Trasfigurazione
"Elementi che derivano sia dal Bernini che dall'Algardi sono qui riuniti: la tomba di Urbano VIII servì da modello per il trattamento policromo, ma per i tipi delle allegorie e il rilievo narrativo Monnot seguì la tomba di Leone XI. Egli però mise il rilievo non sul sarcofago vero e proprio, ma sul piedistallo della statua del papa. L'inserimento di questo piedistallo rese necessario ridurre considerevolmente le dimensioni della figura del papa in confronto a quella dell'Algardi. L'aumentata importanza degli elementi decorativi a spese delle figure fa luce sul cambiamento stilistico dal barocco al tardo barocco" (Rudolf Wittkower)
Progettata da Carlo Maderno (1556/1629)
"Urna in granito" antica con reliquie di S. Giovanni Crisostomo (m.407)
Nel 2004 Giovanni Paolo II donò parte delle reliquie al patriarca di Costantinopoli
Stucchi 1626 di G.B. Ricci (c. 1550/1624) e forse di Carlo Maratta
Mosaico "Immacolata Concezione assieme ai Ss. Francesco d'Assisi, Antonio da Padova e Giovanni Crisostomo" da originale del 1740 di Pietro Bianchi detto il Creatura (1694/1740), allievo romano di Benedetto Luti e del Baciccio, ora in S. Maria degli Angeli e dei Martiri
Sotto il pavimento tomba di Clemente XI Albani (1700/21)
Splendido "Coro ligneo" intarsiato di G.B. Soria (1581/1651) e Bartolomeo De Rossi
Nella cupola del vestibolo della cappella mosaici disegnati da Marco Antonio Franceschini (1648/1729), Nicolò Ricciolini (1687/1772), Carlo Maratta e Ciro Ferri (1634/89)
SECONDO PASSAGGIO
A d. "Monumento di S. Pio X" Sarto (1903/14) 1923 di Florestano Di Fausto (1890/1965) con statua di Pier Enrico Astorri (1882/1926)
Sulla porta sottostante bassorilievi con "Storie di S. Pio X"
Fu canonizzato nel 1954, ultimo papa a essere proclamato santo
A s. "Tomba di Innocenzo VIII" Cybo (1484/92) 1498 di Antonio Benci detto Antonio del Pollaiolo (c. 1432/98)
"Nella destra tiene la sacra lancia, importante reliquia recuperata ai turchi. Questo modello tombale, per il suo potente impatto visivo, ebbe un grandissimo successo in ambito papale sino all'inizio del 1800" (Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano)
"Considera la figura come un nucleo di massima intensità entro un alone luminoso. Il movimento ha la funzione di disarticolare la figura, di organizzare la luce secondo ritmi rapidi e discontinui. Proprio perché la linea non può più avere una continuità di segno agisce liberamente a tutti i livelli, facendo levitare e ribollire la materia nella luce" (Giulio Carlo Argan)
SECONDA CAPPELLA (della Presentazione della Vergine)
Sopra l'altare mosaico "Presentazione di Maria al Tempio" da originale 1642 del viterbese Giovanni Francesco Romanelli (1610/62) allievo di Pietro da Cortona, ora nella chiesa di S. Marco a Milano, eseguito 1726 dal mosaicista Pietro Paolo Cristofari (1685/1743) da cartone di Luigi Vanvitelli (1700/73)
Sotto l'altare corpo di S. Pio X Sarto (1903/14) in un'urna di bronzo dorato del 1952 di Francesco Nagni (1897/1977)
A d. "Monumento di Giovanni XXIII" Roncalli (1958/63) 1967 di Emilio Greco (1913/95)
A s. "Monumento di Benedetto XV" Della Chiesa (1914/22) 1928 di Luca Beltrami (1854/1933), architetto della Pinacoteca Vaticana, con statua di Pietro Canonica (1869/1959)
Nella cupola del vestibolo della cappella mosaici "Incoronazione della Vergine e caduta di Lucifero" disegnati da Carlo Maratta e dal suo allievo prediletto Giuseppe Chiari (1654/1727)
Al centro del pavimento "Stemma di Giovanni Paolo II (1978/2005)" 1998 in occasione del restauro dell'intero pavimento
PRIMO PASSAGGIO
A d. "Monumento di Maria Clementina Sobieski" moglie di Giacomo III Stuart re d'Inghilterra e nipote di Giovanni II re di Polonia morta a 30 anni nel 1735 (il cuore è nella Basilica dei Ss. Apostoli) 1742 di Filippo Barigioni (c. 1690/1753) allievo di Carlo Fontana
Sculture di Pietro Bracci (1700/73)
Parti in metallo di Giovanni Giardini (1646/1721)
Mosaico di Pietro Paolo Cristofari (1685/1743) da originale di Ludovico Stern (1709/77) nella Galleria Nazionale dei Ritratti a Edimburgo
A s. "Monumento degli ultimi Stuart" con ritratti di Giacomo III, Carlo Edoardo ed Enrico Duca di York 1817/19 di Antonio Canova (1757/1822) per Giorgio IV re d'Inghilterra che, come commentò Stendhal, pagò il sepolcro di questi principi che avrebbe probabilmente decapitato se fossero caduti nelle sue mani
La tomba vera e propria è nelle Grotte Vaticane
Il padre di Giacomo III, Giacomo II, fu duca di York prima di essere re d'Inghilterra, Scozia e Irlanda e, come duca di York, fu comandante della Marina reale. Nel 1644 gli inglesi conquistarono il territorio olandese della Nuova Olanda e in suo onore ribattezzarono la città più importante, che si chiamava Nuova Amsterdam, in New York
Nel 1850 i due angeli nudi scolpiti sulla tomba vennero forniti di calzoni metallici da Pietro Galli (1804/77) allievo di Bertel Thorvaldsen, essendo considerati troppo scandalosi. I calzoni vennero in seguito tolti
"Nel 1850 Pietro Galli fu nominato scultore della Reverenda Fabbrica di S. Pietro, dove si conservano le sue statue in marmo di S. Francesca Romana e di S. Angela Merici. Nello stesso anno il Galli compì in Vaticano un lavoro di 'purificazione', coprendo quelle figure che potevano 'fare onta alla naturale onestà'. Furono ritenute meritevoli di 'copertura' le statue della Carità dei sepolcri monumentali berniniani di Urbano VIII e di Alessandro VII; il Genio del sepolcro canoviano di Clemente XIII; i Geni del cenotafio eretto, sempre dal Canova, per gli ultimi esponenti della regia famiglia Stuart; i putti sostenenti i medaglioni con i ritratti dei pontefici sui pilastri voluti da Innocenzo X" (Emanuela Bianchi - Dizionario Biografico degli Italiani Treccani)
"Coperchio in bronzo dorato" di Lorenzo Ottoni (1648/1736) per il "Sarcofago" in porfido rosso egiziano forse dell'imperatore Adriano, poi usato come tomba dell'imperatore Ottone II e qui sistemato nel 1695 da Carlo Fontana (1634/1714)
Mensole in marmo antico e porfido
"Teste di cherubini" di Pierre-Étienne Monnot (1657/1733)
Al centro mosaico "Battesimo di Cristo" dall'originale in S. Maria degli Angeli e dei Martiri 1696/98 di Carlo Maratta (1625/1713) eseguito 1734 da G.B. Brughi e Pietro Paolo Cristofari (1685/1743)
A d. mosaico "Battesimo dei Ss. Processo e Martiniano" da originale 1710/11 di Giuseppe Passeri (1654/1714) l'allievo più amato da Carlo Maratta
A s. "S. Pietro battezza il centurione Cornelio" 1710 di Andrea Procaccini (1671/1734) altro allievo di Maratta
I mosaici furono eseguiti 1736/37 da Pietro Paolo Cristofari
Nel vestibolo della cappella mosaici nei pennacchi 1713/23 "Quattro continenti", nelle lunette 1732/37 e nella cupola 1738/45 "Battesimo di Desiderio, di Sangue e di Acqua" iniziati da G.B. Gaulli detto Baciccio (1639/1709) ma disegnati dopo la sua morte da Francesco Trevisani (1656/1746). I cartoni originali sono in S. Maria degli Angeli e dei Martiri
I mosaici furono eseguiti da vari mosaicisti sotto la direzione di Pier Leone Ghezzi (1674/1755) e Pietro Paolo Cristofari
1776/84 Carlo Marchionni (1702/86)
Nel vestibolo elenco dei 148 papi sepolti in Basilica
Nella sagrestia comune (non visitabile) dipinti di Federico Zuccari, Giovanni Francesco Penni (c. 1496/1528), Giulio Romano (1499/1546) e Andrea Sacchi

Non conoscevo questa guida di Roma forse perchè è nuova. Mi sembra ben fatta, la comprerò sicuramente.
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